Mario Salazzari fu uno dei più grandi scultori veronesi del Novecento. Nacque a Lugagnano di Sona nel 1904, e morì a Verona nel 1993. Fu anche poeta e partigiano. Genio prolifico, scolpì molte opere monumentali, ma anche altre di più ridotte dimensioni.
Fra i soggetti militari da lui affrontati, non mancarono gli Alpini. In questo articolo parleremo di due sue opere, di piccolo formato, riguardanti tale argomento. La prima, risalente a un periodo fra gli anni ’50 e ’60, si intitola “Alpino col mulo nella tormenta”, e fu realizzata in bronzo, poggiante su una base in marmo. Il soldato cammina a fatica poggiando i rozzi scarponi sull’aspro terreno; per procedere è costretto a piegare il busto in avanti, nel tentativo di contrastare il violento vento contrario.
Che sia in atto una tormenta si deduce anche dagli svolazzi della mantella.
Condivide tanta fatica il mulo, compagno insostituibile dell’Alpino; anch’esso piega in avanti il collo, in un atteggiamento di grande sforzo dovuto al carico da portare (vettovagliamenti, armi) e alla bufera da fronteggiare. Il prezioso apporto dei muli giustifica la denominazione di cui furono insigniti, “soldati a quattro zampe”, perché capaci di affrontare le stesse difficoltà dei soldati umani. Furono utilizzati dalla fondazione del corpo nel 1872 agli ultimi esemplari nel 1993.
Di tutt’altro genere è invece la scultura in bronzo “Il sergente sul mulo che porta gli alpini in caserma”, risalente agli anni ’20-’30. Qui il taglio è umoristico e caricaturale. Un gruppo di Alpini, dai tratti alterati per l’ubriacatura causata dai fiaschi di vino, viene trascinato da un sergente (forse l’unico sobrio) che li guida verso il ritorno in caserma. Persino il mulo è raffigurato in modo grottesco, neanche avesse sbevazzato anch’esso, solo la tentazione di un pezzo di cibo infilzato in un bastone riesce a spingerlo in avanti.
Ammiriamo con quale arte, fatta di finitezza ed eleganza, lo scultore lugagnanese ha saputo rappresentare in due modi completamente diversi un soggetto simile. Diversi, ma accomunati dalla massima rappresentazione della plasticità e del movimento, liberando le forme in uno slancio dinamico.









