Al Museo Storico degli Alpini di Lugagnano, nella parte dedicata alla storia delle arti e dei mestieri, sono conservati diversi modelli di macchine da cucire. Venivano usate da sarte o sarti professionisti, oppure a livello domestico, quando una brava casalinga doveva saper eseguire anche lavori di piccola sartoria per i propri familiari.
Nel Museo degli Alpini di Lugagnano, uno dei settori che più suscitano interesse e curiosità ai visitatori è quello riservato alle vecchie macchine da cucire. Sono in bella mostra nel settore riservato alla civiltà locale, e ve ne sono delle più svariate epoche, dai modelli più antichi a quelli un po’ più recenti. Venivano usate da sarte o sarti professionisti, oppure a livello domestico, quando una brava casalinga doveva saper eseguire anche lavori di piccola sartoria per i propri familiari.
La loro presenza ci offre lo spunto per la narrazione di un aneddoto, un fatto realmente accaduto nel passato del nostro territorio. Alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, giunse a Sona un imbonitore. La sua tattica di adescamento prevedeva un rituale ben preciso. Adocchiata una persona, le andava incontro con un sorriso smagliante, le stringeva calorosamente la mano e diceva: “Complimenti! Lei è stata selezionata fra numerose persone, e ha vinto questa bellissima macchina da cucire. Pensi che fortuna!” Di fronte allo sguardo sbigottito e disorientato dell’altra, aggiungeva: “Però, per avere questo regalo, lei si deve impegnare ad acquistare queste coperte e lenzuola.” Ed estraeva un catalogo da far leggere.
Era evidente che si trattava di un raggiro. Quella biancheria da letto veniva a costare più della macchina da cucire, e alla fine chi ci guadagnava era lui. Di fronte a coloro (e immaginiamo che siano stati molti) che si dichiaravano non interessati al magro affare, egli mostrava un’espressione tra lo stupito e lo scandalizzato: “Cosa? Lei non vuole? Guardi che sul registro scrivo che lei rifiuta!” Quasi volesse dire: “Ma come? Le è piovuta del cielo una simile fortuna e lei la getta al vento. Ma è pazzesco!”
Eppure ci furono alcuni che ci cascarono, e andarono per il paese a vantarsi della fortuna capitata, lusingati di essere stati “selezionati” fra molte persone.
I contadini, si sa, sono i più scaltri e sospettosi, è difficile dargliela a bere. Un giorno l’imbonitore decise di allargare il proprio àmbito di azione, e di frequentare anche le campagne circostanti il paese di Sona. Giunto in una fattoria e visto un agricoltore, gli andò incontro con la ben nota e studiata gestualità: sorriso radioso, vigorosa stretta di mano, e annuncio: “Complimenti! Lei è fortunato, perché è stato selezionato fra numerose persone, e ha vinto questa bellissima macchina da cucire…”
Il contadino non gli diede il tempo di finire. Non lo degnò d’uno sguardo e, facendo solo un cenno del capo, gli disse laconicamente: “El le meta soto el pòrtego” (la metta sotto il portico). E tirò dritto per il lavoro nei campi.
Pare che da quella volta l’imbonitore abbia cambiato zona, e non si sia più visto a Sona.
Chissà se fra le macchine da cucire esposte nel Museo degli Alpini ve ne sia qualcuna che a quel tempo era stata “vinta” da un “fortunato” sonese.
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